Storia ed evoluzione della T-Shirt
Capo cult dall’animo ribelle
Ad accogliere i visitatori nell’atrio del Castello, una selezione di pezzi d’archivio messi a disposizione dagli espositori di Next Vintage: un percorso introduttivo che racconta, attraverso capi autentici, la storia di uno dei simboli più longevi della moda contemporanea.
Da biancheria a manifesto
Nata come indumento da lavoro — adottata dalla marina americana nel 1913, poi dallo sport e dai college — la maglietta bianca di cotone ha impiegato pochi decenni a trasformarsi in simbolo culturale. Sono gli anni Cinquanta a consacrarla: Marlon Brando e James Dean la indossano davanti agli obiettivi e agli schermi cinematografici, e da quel momento la T-shirt diventa sinonimo di ribellione, libertà, stile senza sforzo.
Una tela su cui ognuno si racconta
Dai primi esperimenti di stampa della fine degli anni Cinquanta in poi, la T-shirt assorbe grafica, slogan politici, loghi di band. Jane Birkin la indossa con jeans e cestino di paglia e inventa la nonchalance francese. Debbie Harry la trasforma in dichiarazione punk. Fino alla T-shirt “We should all be feminists” di Maria Grazia Chiuri per Dior nel 2017: il capo non ha mai smesso di parlare.
Unisex, trasversale, democratico. Forse l’unico pezzo del guardaroba capace di stare addosso a chiunque e di dire comunque qualcosa.

