Intervista a Sara Bottiroli assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia di Pavia

Davvero si può potenziare il funzionamento del nostro cervello?

Certo! Le ricerche condotte in questi anni hanno mostrato come il cervello sia “plastico” a tutte le età – e non solo nelle prime fasi di vita!- e quindi possa essere modificato per effetto delle attività svolte. Ad esempio, ci sono interventi mirati che possono essere fatti, come ad esempio i training di memoria, in cui vengono insegnate delle strategie, e viene fatta fare pratica su dei compiti mnestici, che sicuramente aiutano a potenziare il funzionamento cognitivo. Accanto a queste attività particolarmente strutturate, anche semplicemente coltivare degli hobby o interessarsi ad attività culturali o al volontariato, aiutano a mantenere il cervello attivo e ben funzionante. Banalmente, nel quotidiano, anche semplicemente cercare di sforzarsi per memorizzare la lista della spesa anziché annotarsela su un foglio, è una tecnica utile per mantenere il cervello sempre attivo.

Quando ha cominciato a occuparsene?

Nel campo del potenziamento cognitivo, il mio interesse principale è la memoria. Ho iniziato ad avvicinarmi a questo ambito con la tesi di laurea, per poi proseguire successivamente durante il dottorato di ricerca, assieme alla prof.ssa Elena Cavallini, del Dipartimento del Sistema Nervoso e del Comportamento, dell’Università degli Studi di Pavia. Sempre durante il dottorato, ho avuto occasione di trascorrere un periodo all’estero, alla Kent State University, dal Prof. John Dunlosky, per approfondire ulteriormente le mie conoscenze. È un ambito in costante crescita e, dato il suo risvolto applicativo, è in grado di dare costanti soddisfazioni!

Oggi si parla addirittura di trapianti di testa, che cosa ne pensa?

Ho letto diversi dibattiti sulla questione. E’ un tema sicuramente affascinante. In passato qualcosa del genere poteva essere preso in considerazione solamente in un film di fantascienza. E’ pazzesco pensare che in un futuro mica troppo lontano possa accadere veramente. Sicuramente il trapianto di testa sta suscitando – e continuerà a farlo – innumerevoli dibattiti di natura etica. Il fatto, però, che possa dare una seconda speranza di vita a persone con gravi patologie neurodegenerative è veramente affascinante e merita di essere ulteriormente indagato.

Esiste un’età in cui iniziare a operare sui nostri cervelli?

Come dicevo prima, tutto ciò che si fa durante l’arco di vita ha un ruolo importante nel determinare la bontà del funzionamento cognitivo. In questo senso, il livello di istruzione e l’attività professionale rappresentano un buon punto di partenza e una buona palestra per la mente. E’ per questo che solitamente consigliamo di intensificare le attività “cognitive” a partire dal pensionamento, periodo in cui magari tendono a ridursi le occasioni in cui si è maggiormente portati a dover tenere a mente le informazioni. È comunque interessante notare come la terza età oggi sia ben diversa da quella del passato e come si stia diffondendo sempre di più l’interesse a mantenersi attivi mentalmente durante tutta la vita.

Ha notato nella sua esperienza differenze nei risultati tra uomini e donne, giovani o anziani?

Sicuramente ci sono delle differenze tra giovani e anziani. Sebbene si possa in qualche modo intervenire per moderare i cambiamenti legati all’età, è inevitabile che essi ci siano! Per fortuna, è cambiata la visione rispetto al passato e non si pensa più che ci sia un declino inevitabile, ma che semplicemente con il passare degli anni ci siano dei cambiamenti. Ad esempio, si diventa più lenti e si riduce la quantità di informazioni che si riescono a memorizzare. Ci sono però tante abilità che si mantengono invariate, come la memoria procedurale, che riguarda il come si fanno le cose, e la memoria autobiografica, che è la storia di ciascuno di noi.
Noi ci siano sempre occupati di invecchiamento e non abbiamo mai trovato particolari differenze tra uomini e donne nella terza età. La ricerca evidenzia, invece, differenze cognitive tra giovani uomini e giovani donne, coi primi maggiormente abili dal punto di vista visuo-spaziale (ecco perché gli uomini sono più bravi con le mappe!) e le seconde nel memorizzare nuove informazioni. Tali differenze andrebbero però a scemare con il passare degli anni.