Intervista a Cristina Caputo della Parafarmacia La Fenice

Lei si laurea in Farmacia, come e quando nasce in lei l’interesse per le medicine alternative o non tradizionali?

Mi laureo nel febbraio 1993 e a settembre dello stesso anno partecipo al primo corso di Omeopatia perchè in una delle ultime lezioni di farmacologia il Professore ci disse “Ragazzi, ora avete in mano tutta la farmacologia esistente fondata sulla legge del “contraria contrariis curantur” (“i contrari vengono curati con i contrari”), ma sappiate che esiste una farmacologia non ancora ben dimostrata, basata sul principio esattamente opposto, “similia similibus curantur” (“i simili si curino con i simili”), ovvero la malattia viene curata con la malattia stessa. Ancora oggi ringrazio questa sua informazione, data con molta onestà intellettuale, che accese in me la curiosità, inizialmente molto scettica, di proseguire a cercare spiegazione fuori dall’Accademia. Le medicine che cominciai ad approfondire prima venivano definite alternative, oggi dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) vengono definite CAM (Medicine Alternative e Complementari), perchè con grande rispetto per la farmacologia chimica conosciuta, si affiancano per completare, o compensare i controeffetti, o là dove ci sono possibilità in più, dare proposte terapeutiche aggiuntive. Oggi, oltre che usarle ogni giorno per aiutare le persone, ho l’onore di insegnare questa farmacologia presso Master universitari a medici, veterinari e colleghi farmacisti mossi da curiosità scettica come fu la mia a suo tempo, per dar modo loro di conoscere questa farmacologia.

Quali sono i vantaggi di terapie che prevedono l’utilizzo in affiancamento di “altre medicine”?

Proprio per la loro composizione i farmaci omeopatici hanno una concentrazione tale per cui hanno un effetto ma sono privi di controeffetti, interferenze e interazioni. Questa loro caratteristica, ben diversa dagli estratti di erbe (fitoterapici), dà loro una maneggevolezza che permette di affiancarli anche a terapie farmacologiche già in essere, o in quelle situazioni dove il farmaco sarebbe fin troppo o controindicato. Ne siano esempio la gravidanza, il bambino, l’anziano o tutte quelle persone in pluriterapia cronica dove l’aggiunta di un ulteriore farmaco superebbe la capacità di sopportazione dell’organismo. Appunto che non ho mai scelto per una persona che mi chiede aiuto una soluzione standard, ma costruita su di lei, indipendentemente da convinzioni filosofiche. Tutto ciò che possa esser utile ad aiutare un organismo nella sua globalità, fatta di organi, apparati e funzioni, ma anche di emozioni e sentimenti, è benvenuta. Ogni giorno dico alle persone che si rivolgono a me, che insieme dovremo scoprire qual è il proprio “libretto di istruzioni”, perchè purtroppo nessuno ne viene dotato alla nascita e una volta compreso come prendere la vita, come mangiare, come respirare e come dare il senso giusto ai sintomi che il corpo manifesta, allora ci si può mantenere in quella zona dove il farmaco non serve perchè si chiama Salute. Là dove la Salute ha lasciato il posto alla Malattia, possiamo comunque migliorare la qualità di vita.

Ha pazienti di lungo corso che testimoniano i benefici di questa scelta?

Le persone che si rivolgono a me prima di tutto non sono “pazienti” ma “clienti” perchè, come Farmacista e Counsellor, il mio approccio è di Scuola Rogersiana, cioè “Centrata sulla Persona”, ovvero aiuto la persona rispettando le sue caratteristiche, scelte e propensioni, cercando di far da facilitatore alla promozione alla Salute. E’ un approccio molto rispettoso dell’altro, infatti spesso, pur sapendo bene cosa occorrerebbe per risolvere il problema che mi viene portato, non mi metto in posizione di Terapeuta-Paziente (come farebbe il Medico), ma di Facilitatore-Cliente. Ovvero metto a disposizione le mie conoscenze per motivare la persona al cambiamento e la affianco con correzioni e supporti farmacologici di ogni natura (fitoterapici, omeopatici, omotossicologici, fiori, ayurvedici…) affinchè arriviamo all’obiettivo che ci siamo dati. Per far ciò spesso mi avvalgo della collaborazione di altre figure sia non mediche (nutrizionista, naturopata, osteopata, chinesiologo, shatzuca, psicologo…) che mediche, per completarci reciprocamente e trovare la soluzione adeguata a quella persona in quanto unica e irripetibile. I risultati? vi allego la mail di una delle tante persone che soddisfatte non vedremo più perchè ormai, raggiunto l’obiettivo, sono rese autonome, ma a cui chiediamo testimonianaza perchè nostro unico riscontro di efficacia terapeutica. Tutto questo lavoro di squadra oggi lo posso definire Metodo La Fenice, in quanto c’è un procedere mirato e studiato su misura ogni volta sulla persona, ma con un metodo di fondo che regola ogni nostro reciproco intervento.

Premetto che per natura sono sempre alla ricerca di qualcosa che a volte so cos’è e a volte no, nel novembre 2016 ho presenziato al Castello di Belgioioso ad un evento legato alla salute ed al benessere fisico ed è qui che ho scoperto la vs. Parafarmacia ed i servizi che offriva. Ho iniziato con un test alimentare, perché in quel momento il mio malessere si esprimeva sul lato fisico, mal di stomaco e di pancia, gonfiori continue scariche, risultò che avevo una disbiosi. Da allora ho cominciato il nostro percorso per capire quello che il mio” cervello di pancia” aveva. Era una caverna dove abitavano mille paure, dolori, sentimenti contrastanti, dove c’era però anche la voglia di cambiamento. Questo percorso è stato impegnativo e faticoso, ma da un paio di mesi posso dire che i sintomi fisici sono spariti quasi del tutto e che di pari passo la parte psicologica sta andando alla grande. Si alla grande, perché quando mi alzo al mattino sono sempre allegra, anche se so che dovrò affrontare una giornata pesante. Sono felice e mi sento finalmente libera, faccio quello che mi sento di fare, sto con le persone che amo e che mi fanno star bene, (si perché la parola chiave è diventata Voglio star Bene), mi accorgo di essere cambiata non solo perché lo vedono gli altri, ma perché lo sento e lo vedo io e mi stupisco di come sono. Anch’io mi sto scoprendo. Escono dei lati di me che erano sepolti chissà dove, sono piena di energia. Di questi cambiamenti, permettimi Cristina di ringraziarti come ti ho già detto, perché mi hai fornito gli strumenti per poterli attuare. Nessun incontro avviene per caso ma tutto viene deciso dall’anima prima di reincarnarsi ed io ho deciso di incontrare anche te sul mio percorso di crescita
Grazie M. – 4 Maggio 2017

Esiste un tempo per cominciare ad accedervi?

Il tempo migliore è appena il nostro organismo, a qualsiasi età, che sia a livello fisico o che sia a livello emotivo, evidenzia un sintomo, spesso banale, ma che si ripete, che si intensifica, che si aggiunge ad altri e contribuisce a minare la qualità di vita. Per intenderci, una persona può perfettamente svolgere tutte le sue attività quotidiane e non avere alcuna malattia conclamata, ma se quello stomaco ogni tanto la costringe a prender qualcosa per quietarlo, o quel sonno a volte si interrompe facendola alzare più stanca di quando è andata a dormire, o quel mal di gola si fa sentire tutte le volte che deve affrontare il suo capufficio, un messaggio l’organismo in toto lo sta dando. Attendere che diventi sempre peggio non è funzionale. Infatti come ho fatto per tanti anni, ho dispensato farmaci “anti-sintomo”, che aiutano a convivere meglio col sintomo, ma non aiutano la causa. Il salto di qualità professionale ho scelto di farlo 6 anni fa creando un punto di consulenza dove insieme alla persona ci sediamo e cerchiamo di costruire la storia di quel sintomo, correlandolo alla sua vita e a come si alimenta, per capire insieme le regole del gioco e vincere agendo preventivamente.

I risultati si distribuiscono equamente tra donne e uomini, giovani e anziani?

Non c’è discriminazione nei risultati a priori in base a età o sesso, per quanto in una mia statistica basata su migliaia di persone seguite in 23 anni di attività, posso dire che le donne sono molto più attente e assidue, ma più complesse (non complicate!!!), mentre gli uomini sono molto pratici e concreti e per questo vogliono risultati rapidi. L’anziano ha una reattività rallentata e spesso una storia clinica datata e articolata, di conseguenza la soluzione è da cercare ancora più su misura. Il bambino ha dalla sua parte la buona reattività dell’organismo e quindi diventa molto semplice lavorare di prevenzione.
La cosa che mi dà tanta soddisfazione ogni giorno è poter conoscere, attraverso il vissuto della persona, un mondo nuovo ogni volta, ed ogni volta ho la gioia di chi sta partendo per un viaggio in compagnia, perchè ogni volta ed ogni persona è una scoperta meravigliosa.