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II MOSTRA INTERNAZIONALE SARTIRANA TEXTILE SHOW E MOSTRA MERCATO DI ANTIQUARIATO

Castello di Sartirana

Tappeti della Terra del Tuono 2006
Il Tibet
Molto è stato scritto sul Tibet, terra esotica e lontana, ma soprattutto antica, nobile e colta.
Una terra antica, molto più antica di quanto lo sia il suo nome che deriva dalla dinastia Bo, termine che i cinesi corruppero in Tu-Bo ed a loro volta i geografi arabi e persiani in Al-Tubat (dominio dei Tu-Bo); da lì l'attuale nome usato dagli stranieri per indicare la Terra di Pu (la Terra del Tuono) : il Tibet.
Una terra nobile perché ancor oggi resiste al bombardamento global-consumistico con estrema dignità, facendo di questo paese una delle rare oasi di civilizzazione in un mondo ormai devastato!
Una terra colta ed una cultura che per lo più nasce da una religione: Il Bonismo, presente in queste latitudini da più di 3.000 anni e forse arrivata dalla Persia giacché adotta un'analisi dualista, prerogativa del Mazdaismo persiano.

Nel contesto dell'arte e della cultura tibetane, il tappeto con i suoi segni, talvolta inaccessibili, talvolta apparenti, assume il ruolo d'oggetto sacrale. Forse l'unico insieme al mani (mulinello delle preghiere) che accompagna il nomade nella sua rude esistenza. Molte e differenziate le tematiche che ritroviamo sui tappeti: miti ancestrali come gli astri ed i fenomeni meteorologici, un bestiario che include anche l'uomo, immortalandolo in acrobatiche posture di yoga, oppure finalmente liberato dal giogo delle sue carni si lancia in plastici passi di danza. Coppie di tigri felici nell'intimità del canneto, draghi emergenti dalle sacre acque del Mana-sarovar, pipistrelli, leoni di montagna, farfalle, non sono che una piccola parte di quell'arca di Noè. E poi si potrebbe parlare della botanica, degli oggetti di culto e non, dei simboli in genere…

In Occidente il tappeto tibetano è chiamato spesso khaden, ma in senso stretto questo termine sta ad indicare solo un particolare formato, di circa 90 x 180 cm, usato prevalentemente come tappeto per sedere o dormire. Infatti khaden significa letteralmente materasso. Ma in Tibet, come altrove, ogni tappeto aveva una sua specifica funzione, un suo peculiare formato ed un nome che ne indicava l’uso. Per l’uso personale, oltre ai khaden vi erano cuscini (jabnye), schienali (thigyabyo) e tappeti da seduta di particolare dimensione e finezza destinati all’uso esclusivo di alti Lama, detti gomden. Nei monasteri i monaci sedevano invece su panche rivestite con lunghe e strette corsie, dette, secondo la lunghezza, kyongring o kyongden, spesso decorate con un caratteristico disegno a quadrati. Per le occasioni speciali, si usavano invece tappetini da seduta singola, destinati ai personaggi più importanti e chiamati khagangma. Altri tappeti avevano funzioni di arredo e decorazione: i katoom, copricolonna da monastero, con il motivo del drago, che si avvolge attorno alla colonna; i rarissimi goyo, caldi e pesanti tappeti da porta, che imitavano il disegno delle tende di tessuto.
Il tappeto da sella è particolarmente ricco e complesso e si presenta in molteplici forme e qualità, ma sempre con lo stesso schema funzionale di base. Si tratta, infatti, anziché di un singolo tappeto di un set di due pezzi costituito dal sottosella, maden, e da un più piccolo tappetino chiamato masho, che serve da vera e propria seduta per il cavaliere. I maden possono avere una semplice forma rettangolare, oppure leggermente trapezoidale, ovale o sagomata a farfalla o a campana.
Molto rare sono le grandi coperte da parata per i cavalli di alti dignitari, dette takheb, dalla tipica forma trapezoidale e i motivi di ispirazione tessile. I tekheb, o gioielli per cavallo, sono invece dei tappeti piccolissimi con una forma particolare che può vagamente ricordare quella di una testa equina. Erano posti sulla fronte del cavallo ed erano decorati con ideogrammi o con il motivo di un vaso.
La mostra osserverà i seguenti orari:
»Giovedì dalle ore 15,00 alle ore 23,00
»Venerdì dalle ore 15,00 alle ore 20,00
»Sabato e domenica dalle ore 10,00 alle ore 20,00
»Lunedì, martedì e mercoledì la mostra sarà chiusa

Biglietto d'ingresso:
»Intero 8 euro
»Ridotto 5 euro
Informazioni
Internet: www.belgioioso.it
Per informazioni: Michele Bolzoni
tel. 0382/970525 fax 970139
e-mail: info@belgioioso.it

 
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