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LA PILA DEL CASTELLO DI SARTIRANA
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Gli edifici adiacenti il Castello di Sartirana rappresentano un complesso di corte rurale tipica a ferro di cavallo.
La parte iniziale risale alla fine del XVIII secolo, allor quando la coltivazione del riso divenne importante risorsa economica per tutto il territorio della Lomellina.
Le grandi sale, con volta a botte e a crocera, in tipici mattoni pieni, cotti nelle fornaci circostanti, numerose all'epoca ed ancora nel XIX secolo per la buona qualità della terra creta, erano destinate alla custodia delle granaglie dopo la mietitura - le pareti, sia al piano terreno che al primo piano portano ancora, dipinti a tempera, i livelli ed i pesi relativi del riso accumulato. Una tramoggia esterna trasportava poi il riso grezzo al primo piano per l'essicatura naturale che durava anche due mesi - distribuito nelle varie aree da una canalina "a vite senza fine" dai cui bocchettoni cadeva sul piano, mosso a mano con le pale dai contadini.
La parte mediana, ottocentesca, contiene anche un mulino ad acqua, con rotore orizzontale, mosso dalle acque deviate per l'occasione dall'antico (quattrocentesco) Roggione di Sartirana. Da qui proveniva l'energia per l'impianto di pilatura, realizzato con macchinari fabbricati a Vercelli.
Qui si realizzava la scortecciatura del chicco, che veniva separato dalla "pula".
Aspirato al primo piano da un marchingegno paragonabile ad una scultura di Tinguely, veniva passato per la lucidatura in un rotore a spazzole rigide.
Con i sistemi sopracitati il riso "brillato" veniva trasferito nell'ultima ala dell'edificio, databile agli inizi del XX secolo.
Qui il "riso bianco" veniva insaccato in teli di iuta cuciti in azienda, su cui veniva stampigliata con grandi caratteri tipografici la "qualità" del riso pronto per la vendita e l'annata di raccolta.
Con uno scivolo in legno i sacchi così confezionati venivano caricati su carri in attesa nel cortile sottostante, ad ogni ordinazione che fosse pervenuta.
Il ciclo della pilatura (da cui il nome al complesso di edifici agricoli) rimase attivo fino alla fine degli anni '60.
Ora, conservato nelle sue strutture principali costituisce con altri oggetti di cultura materiale il nucleo più importante del Museo Etnografico della Lomellina. Gli edifici, acquistati nel 1990, sono stati ristrutturati e dotati degli impianti espositivi dalla Fondazione Sartirana Arte grazie ad un finanziamento FRISL concesso dalla Regione Lombardia.
Ospitano ogni settembre la mostra Vivere al Naturale e quella dedicata all'Antiquariato mentre nel resto dell'anno sono utilizzate per incontri musicali e teatrali o per mostre temporanee, in collaborazione con la Provincia di Pavia, il Comune, la Biblioteca di Sartirana e le Associazioni Culturali.
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